PORTE DELLA SPERANZA

CLIENTE

Fondazione Pontificia Gravissimum Educationis del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede e Comitato Giubileo Cultura Educazione

LUOGO

Italia – Città del Vaticano

ANNO

2025 – in corso

Attività

Ideazione, Direzione artistica, elaborazione del concept di progetto; Pre-produzione, produzione e post produzione installazioni; Ricerca sponsor; Ricerca artisti e collaboratori; Individuazione e coordinamento stakeholders.

Servizio

Prodotti

|

Esposizione, Formazione
PdS-inaugurazione Milano_29

Ideato in occasione del Giubileo 2025 con la nostra curatela e direzione artistica, Le Porte della Speranza è un progetto culturale e sociale che intende sensibilizzare l’opinione pubblica su un valore oggi essenziale: la speranza come tensione verso un cambiamento possibile. Un sentimento da coltivare, praticare e diffondere, a partire da chi rischia di perderlo: le persone detenute.

Il cuore dell’iniziativa consiste nella realizzazione di otto opere monumentali – otto porte – da collocare all’ingresso di altrettanti istituti penitenziari italiani: San Vittore (Milano),  Santa Maria Maggiore (Venezia), Borgo San Nicola (Lecce), Pagliarelli (Palermo), Regina Coeli (Roma), Giuseppe Panzera (Reggio Calabria), Secondigliano (Napoli), Canton Mombello (Brescia). A firmarle, una selezione eterogenea di protagonisti della cultura italiana contemporanea – artisti, designer, architetti, registi, chef, scienziati – chiamati a tradurre il concetto di speranza in una narrazione visiva, costruita a partire da un dialogo diretto con la comunità penitenziaria.

Tre materiali simbolici – rame, pietra e legno – accomunano le opere, evocando i legni e i metalli della Croce cristiana, metafora di sacrificio e redenzione.

Accanto al valore artistico e simbolico, il progetto ha una forte componente formativa. In collaborazione con istituzioni d’eccellenza come l’Accademia di Belle Arti di Brera e ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana, si intende attivare percorsi di apprendimento artigianale, culturale e professionale per le persone detenute. Un’opportunità concreta di riscatto e reinserimento attraverso il sapere, il lavoro e la dignità.

Le Porte della Speranza è anche un racconto corale: ogni fase del progetto – dalle visite nelle carceri alla progettazione, dalla realizzazione delle opere alla loro installazione – è oggetto di un accurato lavoro di documentazione, restituito attraverso una campagna di comunicazione integrata, un film, una pubblicazione editoriale e una piattaforma digitale dedicata.

Un progetto che è al tempo stesso gesto, processo, percorso. E che, simbolicamente, apre una soglia da attraversare: quella tra ciò che siamo e ciò che possiamo ancora diventare.

 

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Il processo realizzativo verrà sostenuto da qualificati partner e da importanti artigiani che collaboreranno con gli autori che firmeranno il progetto. Cruciale è infatti la disponibilità di aziende come KME Italy che si occuperà del rame; Riva 1920 che provvederà al legno; Margraf che avrà in carico la trasformazione del marmo; Albertani per la fornitura e lavorazione del legno e la posa in opera; Colombo Costruzioni per la posa in opera della Porta di Milano; l’ingegner Maurizio Milan con Buromilan per gli aspetti tecnici dei progetti e le loro certificazioni, lo Studio FM Milano per la realizzazione dell’emblema delle Porte della Speranza e Bertone design per la realizzazione delle targhe.
 

 

Leggi il comunicato stampa

 

 

 

 

La Porta di Milano: Casa Circondariale San Vittore “Francesco di Cataldo”

Collocata nella piazza antistante l’istituto penitenziario (Piazza Filangieri) e nata da un dialogo con Michele De Lucchi (architetto e designer), si tratta di due alti battenti semichiusi privi di telaio, che lasciano intravedere “l’oltre”.
La porta racconta un atto di trasformazione che è più che mai accessibile, diventando metafora di una metamorfosi e di un passaggio che aprono uno spazio di consapevolezza, attesa e rinascita.

 

La Porta di Brescia: Casa Circondariale Canton Mombello “Nerio Fischione”

Collocate una dentro il cuore dell’istituto penitenziario e l’altra a pochi metri in una delle piazze principali della città, le due porte digitali nascono da un dialogo con Stefano Boeri (architetto e urbanista) e raccontano di speranza tramite il lavoro e di reinserimento nella società. Perché il fare è una delle più potenti forme ed espressioni di libertà.

 

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