“È pura e solida presenza, senza muro: non separa, non conduce, semplicemente è. Non distingue un dentro e un fuori, una stanza da un’altra, ma segna un luogo sospeso, aperto al possibile”. L’architetto Michele De Lucchi svela di essere stato sempre affascinato dalle porte, e racconta la sua opera, quella Porta della Speranza realizzata per il carcere di San Vittore, la prima del progetto promosso dalla Fondazione Pontificia del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede in collaborazione con il DAP, Dipartimento Amministrazione penitenziaria. Davide Rampello è il curatore artistico di un progetto di respiro nazionale e internazionale, di Porte della Speranza se ne apriranno a Lecce, Brescia, Reggio Calabria e in Portogallo.
Di Stefania Cosenti