Identity

#BeniCulturaliViventi

Per Beni Culturali Viventi, si intende l’enorme patrimonio legato al lavoro manuale, all’agricoltura, all’allevamento, all’artigianato, che sopravvive e viene tramandato proprio grazie all’uomo. Da qui il nome “Bene Culturale Vivente”. Un insieme di mestieri, saperi e memoria in grado di coniugare la Tradizione all’Innovazione e ricavarne Qualità.
La locuzione Beni Culturali Viventi è una creazione di Davide Rampello, che ha dedicato la propria vita allo studio delle discipline della cultura materiale. Nel 1976, per conto di Palazzo Grassi, ha curato la mostra “700 anni di costume nel Veneto: documenti civili dal XVIII al XIX secolo”, dove furono raccontate le arti e i mestieri agrari ed urbani della vita veneta dal 1100 al 1800. Durante la presidenza della Triennale, dal 2003 al 2011, contribuì a innovare la sensibilità sui concetti della multidisciplinarietà, esaltando e sottolineando l’importanza del “fatto a mano”.
Molti studi e saggi hanno accompagnato la ricerca e l’analisi di Davide Rampello anche quando svolgeva attività istituzionali e imprenditoriali. Presso il Politecnico di Milano, è stato il primo ad istituire la cattedra di Arti e Mestieri dei Territori.
Curatore del Padiglione Italiano nell’Esposizione Universale di Shanghai del 2010, Rampello fu il primo a “mettere in scena” una serie numerosa di artigiani all’opera (camiciai, falegnami, orafi, sarti etc.), offrendo quindi la possibilità ai visitatori di osservare e conoscere quei saperi. Questo fu poi imitato negli eventi della moda e del design.
Il progetto più emozionante è stato il Padiglione Zero all’Expo di Milano, dove in 10.000 metri quadrati venne raccontata la storia dell’uomo attraverso le arti del coltivare e dell’allevare. Il libro editato da Skira nel 2019, “L’Italia fatta a mano”, è di fatto il vero manifesto per la valorizzazione di questo formidabile patrimonio italiano: i Beni Culturali Viventi.