Dialogo con Ersilia Vaudo Scarpetta – #12

Un dialogo che purtroppo non abbiamo potuto fare di persona. Ma per Davide non è stato un problema, anzi. Chiamata in vivavoce, una tazza di tè come corroborante e gli occhi chiusi: “ha una bella voce Ersilia”, anticipa a Guja prima che inizi la telefonata.

Ersilia
Ciao Davide!

Davide
Come stai?

Ersilia
Bene grazie.

Davide
Dicevo qualche minuto fa che la prima volta che ti ho sentita, mi avevano colpito queste note che hai scure, basse, nel tuo parlare, che danno rotondità e volume…
Una volta tanti anni fa sono stato in Romania, anzi nei “Paesi dell’Est”, perché c’era ancora Ceaușescu. Il primo pretesto di questa andata era che avevo una fidanzata restauratrice. E siamo stati a Voronet, c’erano i monaci ortodossi. Sai che gli ortodossi hanno questi canti profondissimi dove il basso è un basso continuo. Si dice che “il basso serve a creare il volume”. È bellissimo.

Ersilia
Assolutamente. Se per esempio devo parlare a una platea e non mi dai un microfono, avendo una voce bassa sia di toni che di volume, per me è una tortura.

Davide
Ma per chi ha queste tonalità, che poi diventano colore, è fondamentale avere l’ampliamento, tanto è vero che nei cori del canto gregoriano, tutto il lavoro fatto sui mosaici è dimostrato che serve ad ampliare e riverberare il suono.

Ma ti dirò di più. C’era un famoso duo in Italia, Cerri e Boneschi, erano due suonatori di jazz molto bravi… Cerri divenne famoso perché fece la pubblicità della camicia con l’uomo in ammollo. Boneschi era uno studioso. E lui (n.d.r. Boneschi) una volta mi disse che aveva letto una ricerca, che poi non ho più trovato, fatta da un’università americana per cui l’incenso era un conduttore formidabile delle note. Diceva che anche la dispersione dei fumi di incenso aiutava e perfezionava il suono all’interno del tempio. Questa è una cosa che mi ha sempre affascinato, non so se corrisponde a verità o meno…
Sul tema del mosaico come moltiplicatore, questo lo si sa. Tanto è vero che San Marco è un esempio straordinario e i primi grandi musicisti, soprattutto i Fiamminghi, avevano proprio perfezionato in San Marco delle tecniche dei cosiddetti cori battenti.

Ersilia
Il suono è uno dei privilegi della terra, nel senso che le onde sonore sono onde di pressione, cioè devono poter spostare qualcosa per esistere. Come quando butti una pietra in un lago: se non c’è acqua non ci sono onde; se la luna o una stella esplodono, non c’è suono, l’esplosione è muta…

Davide
Questo è bellissimo!

Ersilia
Sì.

Davide
Cioè no, è terribile, non bellissimo, è terribile.

Ersilia
È terribile, ma non solo… Infatti cosa diceva Pascal? “Le silence des espaces infinies m’effraie”. “Il silenzio degli spazi infiniti mi sgomenta”. Non il buio. E quindi è il silenzio, non è il buio, non è il freddo, non è il vuoto. Se tu pensi ad un film, la violenza di una scena è sonora.

Davide
Bravissima, guarda te lo stavo per dire. Daniele, che è mio figlio, quando era piccolo chiudeva l’audio, guardava e non si impressionava delle scene tremende.

Ersilia
Quindi l’esplosione diventa solo colore, non c’è nessuna violenza. È qualcosa che noi invece associamo ad un sollecitazione sonora, appunto violenta, fastidiosa. E quindi, oltretutto, un’altra riflessione che facevo l’altro giorno è che la grande rivoluzione che portò Newton, cioè il fatto che una mela che cade o un pianeta che orbita intorno alla sua stella in realtà sono esattamente lo stesso movimento, quello che cambia è che la mela sta ferma, e quindi quando agisce la gravità va dritta, invece, nel caso del pianeta, il pianeta sta correndo, la gravità lo acchiappa e lo fa girare.
Per esempio, quando vedi un astronauta in una stazione spaziale con i capelli in aria, non è perché sta volando, ma perché sta cadendo, esattamente come fa una mela. Un’orbita è un continuo cadere, è un continuo essere in caduta libera. Ora, qual è la differenza tra l’orbita e la mela che cade? È che le armonie celesti sono le armonie delle orbite e dei pianeti, cioè un’orbita è dove il tempo non esiste, perché è un tempo che si ripete all’infinito e diventa musica. Nella mela che cade, quindi in un movimento dove c’è un inizio e una fine, non c’è musica.

Davide
Certo.

Ersilia
È questa circolarità che annulla il tempo e che ti crea l’armonia.

Davide
E se tu pensi che armonia viene da armonios e vuol dire legame, capisci già la cosa meravigliosa. Tra l’altro lo sai che la prima volta che viene usata questa parola è nella descrizione delle mura di Tirinto? Così dice Quatremère de Quincy. Le mura di Tirinto erano fatte, diciamo, di massi grandi e di massi piccoli, per cui l’uno legato all’altro facevano armonios, legame. Bellissimo!

Ersilia
Molto bello. Scherzo ovviamente, ma io la gravità la chiamo sua maestà la gravità. È ovunque, muove tutto, disegna. Tutto il design dell’Universo è la sua mano che lo fa, cercando questa perfezione sferica. Più sei grande, più lei ti vuole perfetto, ti vuole sferico, ti vuole simmetrico. Mentre i piccoli oggetti non si fanno “bullizzare” dalla gravità, rimangono. Noi siamo, come ESA, atterrati su una cometa a 500 milioni di chilometri da qua. Una cometa che aveva la superficie soffice come un cappuccino, come la spuma di un cappuccino. È stata un’avventura meravigliosa. E questa cometa ce la siamo trovata davanti, perché la meccanica celeste è anche questo miracolo: tu fai i conti giusti, fai una blind date a 500 milioni di chilometri dopo un viaggio di 10 anni, e questa cometa che ci siamo trovati davanti — piccolina, 4 chilometri di diametro — aveva la forma di una paperella. Cioè, quando sei così piccolo puoi anche ribellarti a questa perfezione che invece la gravità impone ai corpi celesti grandi.
Quando ho fatto la mia esposizione alla Triennale, l’Esposizione Internazionale del 22, cominciavo dicendo che la gravità è il più grande dei designer. Oltretutto, con la relatività generale, questa è anche una cosa bellissima. La relatività generale che cosa fa? Ti dice che esiste una sorta di tappeto elastico che è lo spaziotempo. E questo tappeto elastico cambia forma, quindi si flette in presenza di gravità. E la gravità quindi non è più una forza. Se tu tiri una pallina e trovi un avvallamento, comincia a girare. Quindi la gravità diventa una linea, dentro cui si scivola. Diventa un disegno nello spaziotempo, non è più una forza. Perciò il design dell’Universo dipende da questa mano…

Davide
Quando tu dici design, che viene da designo che vuol dire progettare, intendi un’immagine, una forma, una risultante, un’armonia, un progetto impressionante.

Ersilia
Assolutamente, è un progetto impressionante. Poi, appunto, la gravità, che è stata la prima delle forze che è stata scoperta, è molto interessante. Perché quando Newton ebbe questa incredibile intuizione – incredibile, perché fu l’intuizione di capire che dietro un moto orbitale c’era la stessa mano della caduta di una mela – per la prima volta il mondo sub-lunare e il mondo celeste diventano parte della stessa cosa. Fino ad allora, a parte un po’ Keplero, erano due mondi completamente diversi. Addirittura, si pensava che il mondo celeste fosse fatto di un materiale che non esisteva sulla terra.

Davide
Questo è meraviglioso. Nella strada della conoscenza, il concetto di progresso è un concetto non meccanico, perché sarebbe banale per l’uomo. È un processo che, come posso dire, apre la conoscenza. Ma la conoscenza, io la vedo come fondamentalmente un allargamento della poetica dell’uomo.
Quando tu hai detto che si pensava a un’altra materia… A me piacerebbe molto fare un’antologia, diciamo, della descrizione dell’universo prima di questa scoperta. Chissà che esercizi meravigliosi! Io so alcuni rudimenti, ma approfondire questo vuol dire cogliere l’anima, cogliere il senso dell’uomo prima di questo, in una visione straordinaria. Quello che a me affascina sempre è proprio il poièo: l’azione poetica rispetto alle cose che l’uomo ha. Quando dico poetica, è anche il modo in cui tu mi stai raccontando la tua conoscenza e la tua scienza, hai capito cosa voglio dire?

Ersilia
Certo, sì è chiarissimo, assolutamente.

Davide
Perché se perdiamo di vista questo e prendiamo in mano diciamo “il dato”, lo trovo assolutamente, come posso dire, arido. Forse è banale dire arido, ma lo trovo privo di senso.

Ersilia
Per me bisogna attivare entrambi gli emisferi.

Davide
Ma vedi… Mi piace molto questo dialogo, mi piace anche il progetto a cui stiamo lavorando (n.d.r. Porte delle Speranza) e spero che faremo altri progetti. Perché tu hai questa armonia – ora adopero io questa parola, questo legame. Ma molti tuoi colleghi… è un disastro…

Ersilia
Sì, ma perché per me c’è proprio una componente esistenziale. Soprattutto c’è questa cosa da dire: il mondo della scienza è un mondo che esclude, che è fatto per escludere, perché parla il linguaggio della matematica. La matematica purtroppo viene usata per escludere, non si fa lo sforzo di trattarla come un linguaggio – impari l’inglese, impari la matematica – quindi diventa un muro.

Davide
Ecco, vedi, c’è una differenza però fra l’imparare l’inglese e la matematica…
Ti faccio una premessa: quando insegnavo in Cina, collaboravo con un gruppo di colleghi che lavoravano sulla valorizzazione dell’alto artigianato cinese, che tra l’altro ha dei maestri inarrivabili.
Il rettore, il preside di Tongji, mi disse “prendiamo un grandissimo interprete italiano”. “No. Cinese. Non voglio una interferenza culturale in mezzo”. Ecco, la matematica è un linguaggio universale come la musica, l’inglese no.

Ersilia
Certo, ma no, sono d’accordo. Oltretutto, ti dico: io vivo in un mondo internazionale e soffro del fatto che se parlo in italiano parlo a colori, se parlo in inglese parlo in bianco e nero. Cioè, io so come usare le parole per attivare delle cose, che invece vengono completamente appiattite quando parlo soprattutto l’inglese.

Tuttavia, quello che ti dicevo è che, in un certo senso, siamo rinascimentali ed è quella la nostra formazione, è quella la nostra cultura, e

la scienza senza la luce che viene dall’arte e dalla cultura non potrebbe dar conto della straordinarietà dell’esperienza umana.

Quindi è nella nostra natura mettere insieme questo e non vivere una separazione che si è imposta, ma che non ha nessun senso. Non era così nel passato.
E nel mio libro, io parto proprio con un episodio di Victor Hugo, quando nel 1834 viene trascinato dal suo amico François Arago, che era il direttore dell’osservatorio di Parigi, perché gli voleva far vedere la luna per la prima volta con un telescopio. E Victor Hugo racconta il momento in cui guarda la luna attraverso un telescopio come qualcosa di terrificante. L’invisibile visto. Poter vedere da così vicino un corpo celeste così lontano lo terrorizzò.
Però aggiunge una cosa molto bella, “abbiamo tutti bisogno della secousse du réel”, quindi di “scosse di reale”, di momenti in cui c’è un capovolgimento del nostro modo di vedere le cose. È, appunto, quell’emozione che proviamo tutti quando, per un momento, qualcosa di nuovo entra nel nostro punto di vista. Dopo, non siamo più gli stessi e una trasformazione si mette in atto.
Questa è la meraviglia della scossa del reale, ed è questo quello che la fisica — ancora di più quando si parla di universo — rappresenta, perché noi viviamo ingabbiati in una realtà dove le leggi di Newton ci basterebbero. Cioè, il tempo assoluto, lo spazio assoluto… E abbiamo un’esperienza che diventa anche una zona di conforto, ma la realtà che ci prescinde e che ci contiene è una realtà magica.

Davide
Assolutamente, brava. È per questo che dico che sono affascinanti tutte le modalità con cui l’uomo ha espresso la ricerca di se stesso.
Comunque, il senso della parola “sacro” è il senso della lontananza, del non mai raggiungibile, come concetto. E poi hai toccato una parola veramente importante, che è la magia. Questo è fondamentale.

Ersilia
Del resto, nel mondo dell’infinitamente grande, ovvero nel mondo di Einstein, della relatività, il tempo non è più assoluto. È pazzesco tutto, è pazzesco per me pensare che tutte queste cose – Newton, Einstein – sono state esclusivamente frutto di immaginazione. Non c’è nessuna tecnologia coinvolta.
Einstein sente la gravità, capisce che il tempo rallenta in presenza di una massa. Cosa vuol dire questo? È sempre quel discorso dell’avvallamento dello spazio-tempo… Cioè il tempo, il concetto più etereo che uno possa immaginare, cade come una mela, sente la gravità. Sembra assurdo, e invece è proprio così. Noi dobbiamo aggiustare i dati che prendiamo dai satelliti, perché i tempi visuali dei satelliti sono dei tempi diversi dai nostri, per questo effetto. Quindi, riuscire a scardinare completamente il concetto di tempo.

Davide
Del resto, da un punto di vista diciamo “sensibile”, nel senso dell’attenzione a noi stessi, al di là dell’attenzione interna, se tu pensi a Sant’Agostino che diceva “tempus est distensio animi”… È un’intuizione formidabile, perché tanto è vero che banalmente – che poi non è banale – quando tu dici “è passato in un attimo” o “non passa mai”, confermi tutto questo, giusto?

Ersilia
Sì, anche perché secondo me c’è, quando poi parliamo di noi stessi, un tempo interiore e un tempo esteriore, che percepiamo in modo diverso. Finché siamo ragazzi, finché andiamo a scuola, percepiamo un tempo esteriore che va troppo lento rispetto al nostro tempo interiore, in fondo tutto va lentamente. Poi c’è una coincidenza, che probabilmente avviene intorno ai vent’anni, ma appena si entra nella routine della vita, del lavoro, cambia tutto. Il tempo esteriore va velocissimo e il tempo interiore invece ha un ritmo molto più lento, per questo quando diciamo “sembra ieri” dentro di noi è ieri.
Comunque, il concetto del tempo è meraviglioso. Devi sapere che, non avendo noi un organo per sentire il tempo come invece sentiamo un suono, tutte le culture per descrivere il tempo usano metafore spaziali. Quindi, una vacanza lunga, il concetto di corto o lungo, o il tempo che vola… Usiamo delle forme dinamiche. Questo avviene in tutte le culture.
Quello che cambia, invece, nelle culture è il modo in cui viene spazializzato il tempo. Noi diciamo che per esempio il futuro è davanti a noi e il passato è alle spalle, invece ci sono culture, per esempio nelle Ande o in Papua Nuova Guinea, dove non è così: il futuro è alle spalle perché non lo conosci e non lo puoi vedere; il passato, di cui invece puoi parlare, è davanti a te.
E questa cosa è, paradossalmente, quello che in realtà succede quando guardi lontano: il fatto che la velocità della luce impieghi tempo a viaggiare vuol dire che tu, quando guardi lontano in distanza nello spazio, stai guardando indietro nel tempo. Se tu stai bevendo uno spritz con un amico davanti a un tramonto e ti fai una foto, tu e il tuo amico siete nel momento presente, ma quel disco rosso sull’orizzonte è qualcosa che in realtà lì non c’è già più da otto minuti: stai mettendo nello stesso fotogramma presente e passato.
Quando guardi un cielo stellato stai guardando momenti di passato che ti arrivano adesso: la stella Rigel, che vedi stasera, è un’istantanea che è stata scattata quando nasceva Dante, quindi noi, guardando lo spazio, guardando lontano, abbiamo il superpotere di guardare nel passato. Tanto è vero che i telescopi spaziali potenti, siccome catturano luce freddissima che arriva da lontano, riescono addirittura a vedere tra le prime galassie mai esistite. E’ una cosa incredibile questo rapporto con il tempo, che viene semplicemente dal fatto che la velocità della luce non è istantanea. Ci porta a vedere delle cose come erano prima.

Davide
Mi ha colpito quello che dicevi delle popolazioni che giustamente non conoscono, perciò mettono alle spalle il futuro, e davanti invece vedono il passato. È bellissima questa cosa.

Ersilia
Sì… poi in realtà noi qualcosa sul futuro la sappiamo, perché i moti celesti sono anche deterministici. Per esempio con una missione dell’ESA che si chiama Gaia, sono state misurate posizioni e velocità di 2 miliardi di stelle nella Via Lattea, e proprio da questa informazione sappiamo già come saranno i prossimi cieli stellati per 1.600.000 anni in avanti, così come sappiamo per esempio che la galassia Andromeda, che è la galassia più vicina a noi, ci sta venendo addosso, ha già cominciato il suo viaggio, e fra 4 miliardi di anni ci sarà uno scontro, cioè la Via Lattea e Andromeda si abbracceranno e quello che ne verrà fuori sarà un altro mondo. C’è un senso di finitudine che noi non integriamo abbastanza.
Io su questo ho fatto fare a Reficca Nadollo una bellissima installazione che chiudeva la mia Triennale, dove c’era un abbraccio fra le due galassie.

Davide
Quello che dici ha il valore potente della profezia, il pro phaino, “ti faccio vedere”. È veramente formidabile.
Ed è per questo che deve sempre suscitare la meraviglia, la magia: se no la richiesta che tu hai fatto di fare un’installazione non avrebbe senso.

Ersilia
Certo. Mi dispiace che tu non l’abbia vista, perché in realtà era estremamente potente questo percorso. Il tema era il mistero, lo sconosciuto. E comincia con un quadro. In realtà fu una segnalazione, di Giovanni Agosti, a cui sono gratissima, perché mi segnalò questo quadro del 1609, che è l’anno in cui Galileo ha cominciato a usare i telescopi. È di un artista tedesco, dipinto nella Roma del Caravaggio, e raffigura una fuga in Egitto con tre punti luce straordinari: la luna che si riflette sul lago, Giuseppe con una torcia, i pastori intorno al fuoco. Succede per la prima volta nella storia dell’arte che in quel cielo stellato, la distribuzione delle stelle non è casuale, ma si vede il profilo della Via Lattea. E tu pensa che, solo 100 anni fa, Davide, solo 100 anni fa, eravamo convinti che la Via Lattea fosse tutto l’universo, che non ci fosse altro che la Via Lattea. Nel 1925 Hubble scopre Andromeda, e oggi sappiamo che ci sono 200 miliardi di galassie, ognuna con 200 miliardi di stelle. Galassie osservabili, perché potrebbero essere infinite. Nel giro di 100 anni siamo passati dall’essere tutto all’essere una tra 200 miliardi di galassie. Inoltre, dato che l’universo si espande, addirittura in modo accelerato, ci sarà un giorno in cui le galassie saranno talmente lontane tra loro che da un punto di vista propriamente fisico, la luce di queste altre galassie non potrà raggiungerci. Anche con i telescopi più avanzati, non avremo più modo di sapere che ci sono altre galassie nell’universo oltre a noi, torneremo a pensare che la Via Lattea è tutto l’universo e quindi il mistero può anche fare un giro e tornare indietro.

Davide
Questo tema della circolarità di cui parli, mi ripropone il senso profondo dell’intuizione dello spirito.

Ersilia
Certo, sicuramente. Il senso è profondo ma soprattutto,

come dice un astrofisico che io adoro, Michel Cassé, “bisogna vivere l’angoscia e allo stesso tempo l’eccitazione di abbandonare ogni senso e ogni voglia di mettere l’uomo al centro di qualcosa”.

 

Davide
Assolutamente, la sua grandezza è proprio questa: togliersi dal resto.
A me ha sempre affascinato un’intuizione formidabile di Rilke, rispetto alla bellezza, che diceva che “è il terribile che appare”.

Ersilia
Sì, sì, ma è un po’ quello che ha detto anche Hugo.

Davide
Sì, esattamente.

Ersilia
L’invisibile visto. Perché poi quando vai nell’infinitamente piccolo, succedono altre cose straordinarie: c’è una sostanza all’elio superfluido che sotto una certa temperatura perde la terza dimensione.
O anche appunto in cosmologia: non ha più senso pensare che di universo ce ne sia uno solo! O sei in un principio antropocentrico, altrimenti sarebbe una coincidenza troppo straordinaria. Infiniti universi… A me piace molto anche una frase di Allen, che diceva “solo lo scienziato è il vero poeta, ti dà la luna, ti dà le stelle e altri universi se ne hai bisogno”.
È veramente un mondo di poesia, e comunque, come dicevi tu, di stupore e meraviglia. Perché ce l’abbiamo dentro da sempre il rapporto con il cielo.
E ti dico anche un’altra cosa, perché è qualcosa su cui sto scrivendo adesso. Anche il cielo è un privilegio, perché non tutti i pianeti hanno un cielo.

Davide
Sarebbe il buio assoluto: è come il suono, quello che dicevi prima.

Ersilia
Bravo, esattamente.

Davide
Ma il cielo è il suono! È la vibrazione, perché la stessa cosa è il colore: l’azzurro del cielo è una vibrazione.

Ersilia
Esattamente questo.

Davide
Ma vedi, in questo senso è meravigliosa la poetica di cui stiamo parlando, no? Se l’uomo non avesse il poieos, non avesse veramente l’azione dello spirito, non sarebbe neanche attratto dalla conoscenza.

Ersilia
No, no, sicuramente è uno dei motori… Io ripeto sempre, ed è una frase che ho messo nel mio libro proprio all’inizio: la parola desiderio viene da de sideris. Quindi, la voglia di un ricongiungimento, di una giunzione.

Davide
C’è questo bellissimo — non so se ti è capitato di leggerlo, io ho letto alcuni brani, perché poi non c’è il testo completo — del trattato di Metrodora, uno dei trattati più antichi di cosmesi, che viene poi citato da Rimmel, che scrive un altro trattato sulla cosmetica nell’Ottocento.
La cosmesi, il cosmo, la bellezza: la cosmetica è renderti bello come è bello il cielo stellato! E difatti si dice bello come il sole.
Anche quando Saffo parla della luna e usa probabilmente per prima la parola kalos, la parola bellezza, per lei è una dea. Allora dentro quella parola, quanto senso c’è di rispetto, di tensione, di altri sentimenti ancora?
Tutto questo di cui stiamo parlando è veramente il prendersi cura delle cose, la cura delle cose, sei d’accordo? Il talento si fonde con le fibre dei nostri muscoli, con la vibrazione dei nostri sentimenti e noi diventiamo uno strumento musicale, in questo caso.

Ersilia
Vero, anche perché la cura è una declinazione… Cioè, la condivisione è una declinazione della cura.

Davide
E la condivisione è la nostra possibilità di saper vibrare in un certo modo.

Ersilia
Assolutamente.

Davide
Anche perché se il tuo sapere non hai la possibilità di raccontarmelo, io in questo momento sono l’altro da te completamente, no? Come idea. Beh, non ha senso.

Ersilia
Però questo è un punto importante! In realtà lo scienziato non sente sempre il bisogno della condivisione, perché c’è ancora a volte questa percezione che condividere significa abbassare il sapere, siccome appunto non puoi condividerlo parlando il linguaggio della matematica, no? È uno dei motivi.

Davide
Chiaro, però tra scienziati sì. Ma se un tuo collega, uso questa parola, si muove nel raccontare, nel dire, nel sottolineare il suo sapere con modalità diverse dalle tue, voi due vibrate in modo diverso. Se lui è puro esercizio di disciplina, per capirci, allora è diverso.

Ersilia
Certo. Diciamo che a me piacerebbe che si avesse un po’ più di voglia di includere in queste cose.

Davide
Ma quello che tu mi hai detto, come me l’hai detto, era facilmente comprensibile. Allora, se portati a un ragazzo, a un bambino, capisci cosa gli accendi dentro?!

Ersilia
Sai, qualche anno fa, con Alessia Mosca e Giovanna Dell’Erba, abbiamo fondato un’associazione no profit che si chiama Cielo Itinerante.
Con un pulmino carico di telescopi ed esperimenti andiamo nelle zone di povertà educativa e di disagio sociale a portare “il cielo dove non arriva”. E quindi si cucinano comete, si vive da astronauti e la sera si guarda il cielo. E ti assicuro che, quando un bambino che viene da un contesto che non gli dà nessuno stimolo, anzi, che in qualche modo lo costringe a non guardare al domani, guarda gli anelli di Saturno… Si accende davvero un desiderio nuovo, si accende una scintilla.
E da lì abbiamo continuato. Quindi non solo abbiamo il pulmino, ormai abbiamo incontrato più di 4 mila bambini in tutta Italia e continuiamo a girare con il nostro pulmino. Abbiamo fatto venire professoresse di Stanford a Napoli a formare ragazzi universitari ad un metodo di insegnamento della matematica molto innovativo, con cui poi abbiamo fatto campi estivi di matematica nelle periferie di Milano, Roma, Napoli.
Ti assicuro che far venire dei bambini ad un campo estivo di 4 settimane di matematica, quindi non a giocare a pallone o andare in piscina… Sembrava una sfida assurda, invece ogni giorno ne arrivavano di più. Attraverso questo modo di vivere la matematica con le mani, sporcandosi le mani, i bambini sentivano l’empowerment, dicevano “io odio la matematica, ma sarebbe veramente bello essere bravi in matematica”. Sono 3-4 anni che viviamo il potere trasformativo di coinvolgere i bambini in queste cose.

Davide
Mi sembra straordinario. Questa cosa mi commuove doppiamente perché devi sapere che la mia mamma era laureata, come diceva lei, in “matematica pura”. Io ho veramente un rammarico potentissimo, perché allora non era per me… Mia madre mi diceva “guarda che è la cosa più bella…”. Aveva studiato a Padova ed era un personaggio particolare, era talmente innamorata di mio padre — vivevano a Milano, mio padre era siciliano, mia madre di Bassano del Grappa — che lei è partita da sola per un mese e mezzo per farmi nascere nel letto in Sicilia dove era nato papà, nonni e bisnonni. E’ stata partigiana combattente cattolica decorata, aveva 19 anni, perciò era un tipetto… E si è spostata da Padova, si è voluta laureare a Pavia, perché a Pavia c’era il suo matematico di riferimento, che si chiamava, mi ricordo ancora il nome, “Professor Polvani”. E mia madre ha voluto laurearsi a Pavia con questo signore, e mi ha detto che si è laureata con me in braccio. Ma pensa ti che robe! E allora quando tu mi dici il metodo, la matematica, a me viene un rimpianto totale, capisci?

Ersilia
Sì, è giusto che tu abbia rimpianto.

Davide
Perché so che ho perso, però d’altro canto mi consolo con altre cose.

Ersilia
Davide è stato un piacere, adesso torno al lavoro e poi continuiamo sulle nostre cose…

Davide
Un abbraccio grande.

Ersilia
Anche a te.

Davide
E sono molto contento di averti conosciuta.

 

Ersilia Vaudo © Triennale Milano foto di Gianluca Di Ioia

 

 

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